Anche la PEC può essere una truffa: allerta della Polizia Postale

Anche la PEC può essere una truffa: l’allerta della Polizia Postale

Molti la considerano il canale più affidabile che esista: se arriva una PEC, dev’essere una cosa seria. È proprio su questa fiducia che giocano i truffatori. La Polizia Postale ha segnalato una campagna di messaggi fraudolenti inviati via posta elettronica certificata che imitano avvisi urgenti, fatture scadute o presunte irregolarità amministrative.

Come funziona

Il messaggio sembra arrivare da un ente pubblico, da un fornitore di servizi o da un’istituzione nota, spesso con tanto di logo. Il tono è allarmistico (“azione immediata richiesta”, “ultimo avviso”) e l’obiettivo è sempre lo stesso: farti aprire un allegato o cliccare un link prima di fermarti a ragionare. Dall’altra parte possono esserci un modulo che ruba credenziali e dati personali, oppure un programma malevolo che si installa sul computer.

Non è una novità: il CERT-AgID, il gruppo che monitora le minacce informatiche per la pubblica amministrazione, segnala da tempo campagne di malware diffuse attraverso caselle PEC compromesse, che quindi partono da indirizzi reali.

Cosa certifica davvero la PEC

La PEC attesta che un messaggio è stato inviato e consegnato tra due caselle certificate, con data e ora. Non garantisce che chi scrive sia in buona fede, né che il contenuto sia vero. Una casella PEC si può rubare o anche semplicemente registrare a nome di chiunque.

I controlli da fare prima di aprire

  • Guarda l’indirizzo completo del mittente, non solo il nome che compare. Un ente pubblico usa il proprio dominio istituzionale.
  • Diffida dei file compressi (.zip, .rar), degli eseguibili e dei documenti che chiedono di “abilitare il contenuto”.
  • Non usare i link del messaggio: se parla di una pratica o di un pagamento, entra nel portale ufficiale scrivendo tu l’indirizzo, o telefona ai recapiti che trovi sul sito dell’ente.
  • Non comunicare dati personali o bancari in risposta a una PEC inattesa.
  • Segnala i casi sospetti alla Polizia Postale tramite il portale ufficiale.

In ufficio

Negli studi e nelle aziende la casella PEC è spesso condivisa e la apre chi capita. Vale la pena stabilire una regola semplice: gli allegati inattesi non si aprono finché qualcuno non ha verificato con il mittente. E un antivirus aggiornato e copie di sicurezza regolari limitano i danni se qualcosa sfugge.

Se in ufficio vuoi mettere ordine tra email, PEC e protezioni, posso aiutarti con una verifica di sicurezza e una breve formazione per chi gestisce la posta.

Fonte: ItaliaOggi – Nuova truffa via PEC, l’allerta della Polizia Postale